INTERVISTA A “LOGIC WAY”

A proposito di ripartenza.
Credevate che ci fossimo già stancati di correre, ma non è così.
Lo staff di Pagina46, ultima azienda intervistata, aveva passato il testimone a Genau. Così siamo andati da Genau ed abbiamo intervistato Fabio Angeli, in rappresentanza dei tre soci che, però, hanno pensato bene di fare dei cambiamenti aziendali proprio al termine dell’intervista. Ci hanno chiesto quindi di poterla rifare, per raccontare le novità. Ma certo, siamo buoni. Faremo una nuova intervista ma intanto abbiamo tenuto valido il suggerimento sul passaggio del testimone: “il testimone lo passiamo a Logic Way perché se i due fratelli non avessero voglia di parlare del loro lavoro, hanno comunque un sacco di storie da raccontare”, ci hanno detto.
E che Logic Way sia.

***

Valeria: Buongiorno Paolo e Fernando Angeli! Siete stati nominati da Fabio Angeli di Genau.

Paolo: a noi fa molto piacere, lo dico proprio in maniera sincera.

Fernando: ci preoccupa anche un po’.

Paolo: fa soddisfazione che, al di là dei rapporti di lavoro, ci sia chi ci conosce anche perché facciamo altro, oltre al totem ALAN di cui parleremo. La nostra vita, come quella di tantissime altre persone che sono qui dentro, non si esaurisce nel lavoro ma prevede anche altro. Nel nostro caso, ad esempio, la caratterizza un forte legame che abbiamo con la terra.

L’idea della rubrica è proprio questa: conoscere e far conoscere le aziende per vedere il tipo di relazioni che si sono instaurate tra loro e tra le persone che le compongono.

Paolo: con Fabio abbiamo scoperto, a parte avere lo stesso cognome, il che è una semplice coincidenza, di avere una conoscenza in comune, una persona che guarda caso fa Angeli di cognome, abita in Sardegna, è nostro parente ed è un noto musicista che si chiama Paolo Angeli. Fabio lo conosce molto bene. Un giorno, parlando così, gli abbiamo detto “guarda che quel Paolo Angeli è nostro parente” perché noi siamo originari, da parte di babbo, della Sardegna.

Fermi tutti. Per me voi siete sempre stati originari di Sillano. Ora venite fuori con il dirmi che siete originari della Sardegna? Mi crolla il mondo addosso!

Paolo: io e Fernando siamo nati in Garfagnana ma abbiamo due rami cui siamo molto legati: il ramo materno, che è francese (i nostri nonni sono nati in Francia, pur essendo entrambi di origini italiane) e il ramo paterno, sardo. Abbiamo ancora parenti in Francia con cui ancora abbiamo contatti, ci sentiamo ed ogni tanto ci vediamo.

Fernando: lui è anche andato a vedere dove è nata nostra madre.

Paolo: quando sono rientrato da un viaggio in Marocco sono sbarcato in Francia, al porto di Sète e poi sono andato a Marsiglia, anche se tutti me lo avevano sconsigliato perché il quartiere dov’è nata nostra mamma ormai non è più un quartiere italiano ma, soprattutto, non è un quartiere sicuro.

 

Marsiglia è una città di per sé molto complessa..

Paolo: esatto…quindi io sono arrivato, indirizzo alla mano, in una strada molto stretta abitata da africani. Ho parcheggiato la macchina….

Fernando: …che è “africana”…

Paolo: …esatto! Che è africana! Sono sceso dalla macchina, ho percorso la strada e sono arrivato al civico 39. Avevo tutto ben chiaro… Il portone era aperto, ho attraversato la loggia che terminava in una piccola corte ed ho rivissuto tutto quello che ci raccontava nostra madre quando eravamo piccoli, ossia la casa dove nostra mamma e i nostri nonni erano nati.

Fernando: ..e anche i cugini di nostra mamma. I rispettivi genitori erano infatti due fratelli che avevano sposato due sorelle e, quindi, i figli erano cugini, con un legame molto forte…si sono frequentati fino a che non sono morti.

Paolo: nonno materno lavorava al porto di Marsiglia quindi abbiamo veramente vivo il racconto di quelle serate che loro passavano sul porto a Marsiglia, con il calesse a mangiare il pesce. Loro là stavano bene, erano ricchi.

 

Di che anni stiamo parlando?

Paolo: parliamo degli anni Trenta, poi quando è iniziata la II guerra mondiale hanno mollato tutto e sono venuti qua. Questo passaggio per loro è stato un tracollo. Nostra zia è rimasta molto molto attaccata alla Francia. Considera che faceva parte di una famiglia abituata a vivere in una città importante, con un porto ed è finita a vivere in un paese con 300 anime.

Perché proprio a Sillano?

Fernando: perché c’erano i loro genitori, ossia i nostri bisnonni, che dopo essere emigrati a Marsiglia erano rientrati a Sillano. Nostra nonna era nata a Marsiglia, come nostro nonno. Era vissuto sempre là, era diventato una specie di funzionario di un’azienda di logistica e quindi la sua famiglia stava bene; gli altri morivano di fame ma loro no perché lavorando sul porto avevano tutto. Considera che noi abbiamo in casa dei serviti di porcellane cinesi degli anni Trenta.

Come si chiama questa banlieue marsigliese, te la ricordi?

Paolo: si trova vicino al quartiere “La belle de Mai”. Quando i nostri parenti francesi venivano in Italia, arrivavano con certe macchine che per noi erano impensabili. Arrivavano poi con i soliti regali ossia lo zucchero in zollette, l’acqua di colonia e il sapone di Marsiglia. Per noi questo legame è ancora forte. Abbiamo ancora diversi parenti; in particolare voglio ricordare un cugino che ora abita a Lione al quale, dopo essere andato in pensione, è partito il trip delle pizze, ogni tanto ci manda delle foto, con il suo gruppo di pizzaioli è arrivato quinto in una gara a livello mondiale, e di cognome si chiama….Margheriti!!

Vabbè ma allora!!!…Oh gente…questo racconto mi appassiona! Torniamo in Sardegna e parlatemi del musicista Paolo Angeli.

Paolo: è un famoso musicista, è una persona poliedrica, virtuosa, si è costruito uno strumento a corde, si tratta di una particolare chitarra a 18 corde completa di martelletti, pedaliere ed eliche a passo variabile.

E ovviamente Fabio Angeli lo conosce.

Paolo: esatto, lo conosce. Questo è un musicista a livello mondiale. Se vai a vedere su youtube è una roba che leva il fiato, già lui per come si presenta. E’ davvero una persona eclettica ed è, secondo me, per quello che posso capirne, veramente in gamba.

Arriviamo a voi che, tra Marsiglia e la Sardegna, avete scelto Sillano. O meglio non avete scelto, siete nati lì e ad oggi siete molto attaccati a quel posto.

Fernando: io ci sono molto attaccato, ci sono nato e cresciuto fino a 13 anni, quando sono venuto a studiare a Lucca. D’estate però tornavo a casa 3 mesi per le vacanze. E poi, come tutti i montanari, siamo molto attaccati alle nostre radici. Le cose ci parlano, te cammini e vedi le cose che ti hanno accompagnato nella crescita.

Questa però è una cosa che succede a molti, anche ai non montanari. Ci sono persone che, ovunque vadano, trovano e frequentano gruppi di persone provenienti dalla loro stessa regione e/o città, fondano o si iscrivono ad associazioni che rappresentano e parlano della loro città di origine. Io, invece, non mi sento così radicata ad un posto.

Fernando: è bene concludere il discorso come va concluso: io sono molto attaccato al posto in cui sono nato anche perché mi piace molto la natura, mi piace stare nel verde, amo fare le coltivazioni che facciamo, mantenere il frutteto che abbiamo, anche se con difficoltà, però allo stesso tempo devo dire che non riuscirei a viverci ora perché, fondamentalmente, venendo in città acquisisci un modo di vita diverso, lì vivi sempre la realtà del paese dove tutti vivono della vita di tutti. Dove la socialità avviene attraverso il bar.

Però nel tuo futuro di Sindaco di Sillano l’esperienza cittadina potrebbe servirti. Hai sempre in mente la carriera politica?

Fernando: giustamente, ieri abbiamo fatto un incontro importante di lavoro e uno mi ha detto: te sei un cattivo commerciale. Ripensandoci ha ragione. Perché io le cose le so raccontare ma andando al concreto.

Paolo: non è la nostra storia, noi siamo tecnici e quindi l’aspetto commerciale non fa parte di noi.

Però io credo, e così veniamo al vostro lavoro, che l’aspetto tecnico sia molto importante anche per l’aspetto commerciale. Un commerciale deve essere un tecnico, altrimenti di che si parla?schema Alan Logic Way

Fernando: questo sicuramente. Però noi vediamo fondamentalmente le cose che facciamo noi. Noi cerchiamo di fare cose tecnologicamente di livello, dove dietro c’è una ricerca di soluzioni e prodotti che ci impegna profondamente ed è il segno della nostra riconoscibilità. Noi realizziamo prodotti su misura che cercano di declinare in maniera molto semplice quella che è l’innovazione molto spinta. Noi andiamo sul concreto; il camionista che va al totem non sa che dietro c’è tutta una infrastruttura che è la fine del mondo perché lui preme un pulsante e gli sembra normale e banale. E’ venuto uno, una volta, e io gli ho chiesto: cosa ne pensi? E lui mi ha detto: boh, cosa ne penso. Funziona. Ce n’è tanti in giro.. “Tanti”? Sì ne ho visti in un’acciaieria a Milano. Ecco, appunto, in un’acciaieria a Milano.

Ecco, proviamo a dirlo. Cosa vendete voi? Così diamo una veste di serietà all’intervista.

Paolo: noi vendiamo soluzioni, apparentemente semplici, cercando di rispondere alle problematiche di quelle aziende che vogliono innovare e che vogliono crescere. In particolare, questo desiderio lo abbiamo riscontrato in aziende che sono sul mercato ormai da decenni, non presso aziende che nascono ora e che hanno già dentro la loro testa l’idea di innovazione. Noi diamo risposte mirate a quelle che sono le problematiche di ciascuna azienda. Tutto questo in un settore specifico, che è quello del controllo accessi, che è la parte finale della logistica. Quello che ci teniamo a dire è che la prima cosa che facciamo quando conosciamo una nuova azienda è quella di conoscerla in tutto quello che è il suo flusso, in tutta la sua linea di produzione. Riteniamo infatti di avere le capacità per migliorare una data azienda senza stravolgere il suo modo di lavorare. Questa è la nostra filosofia.
Se io vengo a casa tua e mi dici: guarda, la mia cucina è questa ma io la voglio riorganizzare un po’ meglio, io non posso prendere la tua cucina e metterla in sala perché quella non è la soluzione al tuo problema; questa è la risposta che noi diamo. Facciamo come fa il sarto, sviluppiamo una soluzione su misura per quella azienda, affiancandoci a quelli che sono i suoi flussi senza stravolgerli. Abbiamo investito e continuiamo a migliorare e ad innovarci nel controllo degli accessi. Quello che abbiamo fatto fino ad oggi è in continua evoluzione, non ti diciamo che abbiamo finito. Abbiamo in mente altri progetti e questo secondo noi è molto importante.

Ma come fate a fare tutto in due?

Paolo: abbiamo dei collaboratori, anzi, dei validi collaboratori con i quali ci interfacciamo quasi quotidianamente e con i quali sviluppiamo.

Vi chiedo e mi chiedo se vi convenga continuare ad averli come collaboratori esterni o se vi converrebbe puntare sulla crescita dell’azienda assumendoli.

Fernando: noi facciamo cose molto molto particolari per le quali servono competenze molto particolari e specifiche. Ad esempio, parliamo del 3D. Stiamo lavorando parecchio sulla ridefinizione della forma del totem “ALAN”, nonostante funzioni benissimo. Però, per tutta una serie di motivi, abbiamo cercato di capire come poteva essere migliorato ogni singolo componente, ad esempio il microfono, l’altoparlante e così via. E sull’onda di queste considerazioni, abbiamo ridisegnato il totem in 3D, praticamente è un CAD tridimensionale. Per far questo abbiamo cercato, con difficoltà, un esperto che avesse competenze molto molto alte nel 3D e che fosse anche un tecnico elettronico. Lo abbiamo trovato ma queste sono competenze talmente alte che generalmente chi le ha le sfrutta a livello professionale.

Paolo: inoltre, i collaboratori che abbiamo hanno delle competenze tali che spaziano dal software all’hardware. Non ti stiamo a raccontare quante officine abbiamo contattato che hanno dei siti meravigliosi però poi, quando gli fai vedere l’oggetto, ti dicono che non sono in condizione di fartelo perché dovrebbero comprare questo o quell’utensile.

Fernando: noi facciamo degli abiti su misura.

Paolo: poi c’è anche da dire che la persona che trovi si deve appassionare al progetto. Questo è un valore aggiunto perché, senza neanche chiederlo, è la persona stessa che ti propone una soluzione a cui tu magari in quel momento non hai pensato. Questi oggetti sono talmente complessi che non puoi avere una conoscenza a 360°. E questo fa la differenza. Al momento, per rispondere alla tua domanda, ne abbiamo parlato: ci allarghiamo, non ci allarghiamo? Al momento vogliamo innovare in maniera artigianale.

Questa mi piace, la rivendo.

Paolo: …senza intralciare i processi delle aziende.

Fernando: le aziende ti chiamano, ti fanno vedere le loro infrastrutture e ti dicono: trovami una soluzione. Ma spesso sono soluzioni molto complicate perché le nostre aziende nascono in un tessuto urbanistico che è quello che è. Una commistione di attività artigianali, commerciali, abitazioni, industrie una promiscuità di funzioni.

Paolo: andando avanti e conoscendo sempre più aziende è chiaro che vada fatta una cosa customizzata.. perché non ce n’è una uguale all’altra! Ovviamente facciamo sempre una riunione con i potenziali clienti, per acquisire informazioni. In queste occasioni non facciamo commenti perché non siamo chiamati per fare fare questo ma per capire cosa fa l’azienda, come funziona. Dopo, in ufficio, cerchi di tirare fuori la soluzione. Ecco perché ti dico che quello che ci riguarda, riferito all’innovazione, non è finito con Alan, il primo totem. Siamo già dietro a un altro…

A Bob!

Paolo: esatto, all’amico di Alan che potrebbe essere Bob.

Comunque quello che mi dite è chiaro. E’ come nei nostri centri storici. Se un ingegnere, un architetto, deve andare a fare un intervento in un appartamento è chiaro che trova una serie di vincoli che lo condizionano. Mettere un condizionatore (scusate il giro di parole) non è banale. Il contorno è sempre quello.

Paolo: comunque, devo dire che, nonostante questo benedetto periodo di fermo di 2 anni, abbiamo avuto la fortuna di poter mettere questi totem nelle cartiere e lì hanno assolto ottimamente il loro compito, quando era tutto completamente bloccato. Hanno svolto un lavoro che difficilmente sarebbe stato fatto altrimenti.

Chi nominate per la prossima intervista e perché.

Fernando: Tree-Tower! Perchè nell’innovazione è fondamentale la conoscenza. La conoscenza, lo studio e il rapporto con le istituzioni universitarie.

E Tree-Tower sia! Grazie fratelli Angeli, è stato un vero piacere viaggiare con voi.

 

Dove trovare Logic Way

email: info@logicway.it

tel: 0583/581439

….e ovviamente, al Polo Tecnologico Lucchese!

 

 

 

 

 

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